Escursione ai laghi (2453 m) e al Passo (2533 m) di Collalunga – Valle Stura

Lunedì 5 Ottobre, 2009

Dislivello di 831 metri circa.

I laghi di Collalunga sono ubicati al termine del vallone omonimo in una amena conca tra la Testa dell’Autaret (2763 m) e la Cima di Collalunga (2759 m). Da alcuni anni, dopo una revisione dei confini, sono di appartenenza francese, nonostante le loro acque defluiscano interamente in territorio italiano.

Per accedere ai laghi di Collalunga occorre risalire la Valle Stura fino a Pianche, dove si prende la deviazione per Bagni di Vinadio. Si continua poi lungo tutto il vallone dei Bagni fino a raggiungere San Bernolfo dove si lascia l’auto.


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17 settembre 2009. Dopo due giornate di pioggia insistente l’alba appare serena. Con Marina decidiamo di approfittarne. Già prima di Borgo San Dalmazzo, andando verso la Valle Stura, vedo la cerchia delle Alpi completamente innevata. Da un’analisi visiva sulle cime che conosco immagino che la nuova nevicata inizi da una quota variabile tra i 2300/2400 metri.

Mi viene in mente che potremmo arrivare comodamente ai laghi di Collalunga che si trovano all’incirca proprio a quella quota, e così prendiamo la direzione Vinadio – Bagni – San Bernolfo. Arriviamo al parcheggio, ancora deserto, intorno alle 9:15. Anche quassù troviamo un cielo limpidissimo e ringraziamo di aver preso questa decisione.

Dobbiamo, per prima cosa, salire al rifugio De Alexandris: attraversato il ponticello in legno alla nostra sinistra percorriamo il primo tratto di pineta in leggera discesa per poi, ad un bivio, risalire la strada sulla destra che si sviluppa con ampi tornanti fino al rifugio. Lo troviamo sulla destra qualche centinaia di metri prima del colletto del Laus (1950 m) e qui facciamo anche rifornimento d’acqua. Dal colletto scendiamo al vicino lago di San Bernolfo che a quest’ora troviamo ancora avvolto nell’ombra.

Il vallone di Collalunga

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Escursione alla Testa del Malinvern – 2939 m – Valle Gesso

Martedì 29 Settembre, 2009

Dislivello di 1554 metri.

Grado alpinistico di difficolta’: Facile. Sviluppo totale del percorso: 22,7 km. Tempo impiegato per la salita: 3 ore e mezza.

La Testa del Malinvern è una montagna di quasi 3000 metri posta sul confine italo/francese, raggiungibile dal Vallone di Riofreddo (Valle Stura), da Isola 2000 (Tinée) o dalle Terme di Valdieri (Valle Gesso). Per motivi logistici scelgo di partire da quest’ultima località.


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Oggi ho una giornata libera. Anzi, mi sono preso una giornata di libertà, anche se è il mio anniversario di matrimonio. Dovrei passare la giornata in compagnia di mia moglie e portarla fuori la sera per una buona cenetta, magari a lume di candela… Poi penso che il miglior modo per festeggiare la ricorrenza sarebbe di trovarci, noi due (alle 11:00, ora fatidica), su questa cima di quasi tremila metri; mia moglie declina l’invito a data da destinarsi ed allora che fare? Da buon marito (!) non mi resta che fare il sacrificio di andarci da solo.

Venerdì 11 settembre 2009 alle 7:15. Dal parcheggio delle Terme di Valdieri sono pronto ad intraprendere questa gita: sul Malinvern sono salito altre tre volte ma il percorso mi piace troppo, in particolar modo la parte che costeggia i laghi di Valscura, e ci ritorno ogni volta volentieri.

La prima parte dell’itinerario mi conduce al piano del Valasco. Quest’anno non sono ancora salito  da queste parti. Rimango colpito dal fatto che le nevicate dell’ultimo inverno hanno modificato parecchio la morfologia del territorio, rendendolo irriconoscibile in più punti, in particolar modo nelle ultime centinaia di metri che precedono il pianoro, dove, per intenderci, si prende la deviazione verso il Colle di Valmiana (2922 m). Questa parte e la valle laterale che sale verso Valmiana ha cambiato totalmente il suo aspetto originale: dove prima c’era un bellissimo boschetto di larici e tanta ombra, ora non c’è più nulla. Certamente ci vorranno parecchi anni prima che la natura abbia di nuovo il sopravvento e ripristini le cose allo stato originale.

Dal pianoro del Valasco proseguo lungo la strada che sale a destra dell’ex Casa Reale (ora rifugio) e conduce alla cascata superiore che si supera su un ponticello in legno. La stradina continua verso destra lasciando, a sinistra, il sentiero che sale nella Val Morta e supera, su un secondo ponticello, il rio che proviene dal vallone del Prefouns.

Dopo aver superato parecchi tornanti passo vicino ad un grande larice (1996 m) da dove trae origine (palina) il sentiero che, a sinistra, sale al rifugio Questa (2388 m) e al bellissimo lago delle Portette. Proseguo invece a destra sul sentiero verso i laghi di Valscura e vado a superare poco oltre un rio alimentato da una cascatella d’acqua proveniente dal soprastante lago del Claus.

Più avanti abbandono la strada militare per prendere verso sinistra una comodissima scorciatoia che mi permette di evitare un lungo e inutile tragitto. Entro così nella strettoia superiore caratterizzata da una conformazione di rocce rosse ferruginose che prelude l’ingresso nella valle appartata dove sono ben nascosti i laghi di Valscura. Ancora prima di arrivare sul pianoro passo nei pressi di alcune casermette militari oramai diroccate e pericolanti.

L’arrivo nella conca dei laghi di Valscura

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Escursione al Becco Alto del Piz – 2912 m – Valle Stura

Giovedì 24 Settembre, 2009

Dislivello di 1200 metri circa. Tempo impiegato per la salita: 2 ore e 10 minuti.

Il Becco Alto del Piz (2912 m) è una montagna piuttosto massiccia di quasi 3000 metri che si trova sul divisorio tra i Valloni del Piz e di Pontebernardo. E’ raggiungibile, con diverso itinerario, sia dal rifugio Zanotti (Pietraporzio) sia dal Rifugio Talarico (Vallone di Pontebernardo). Io ho scelto quest’ultimo.

Il Becco Alto del Piz visto dal rifugio Zanotti (durante l’escursione alla forcella di Schiantalà)

Veduta del Becco Alto del Piz durante la salita al Passo sottano delle Scolettas

Giovedì 20 agosto 2009. Per approfittare di questo periodo di tempo bello e relativamente sicuro scelgo una cima di quelle che ho in mente e non ho mai salito. So che il tragitto per il Becco Alto del Piz, fatto dal vallone di Pontebernardo, è in posizione poco soleggiata la mattina; credo poi che troverò ancora qualche nevaio lassù. Il buon senso mi dice quindi di non partire troppo presto per non rischiare di trovare neve troppo dura. In ogni caso aggancio allo zaino piccozza e ramponi per tranquillità.

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Escursione al Monte Enciastraia (2955 m) e alla Rocca dei Tre Vescovi (2867 m) – Valle Stura

Martedì 15 Settembre, 2009

Dislivello di 1350 metri circa. Sviluppo dell’intero percorso: 17,5 km.

Difficoltà: il percorso non presenta alcuna difficoltà.


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Ricevo una email da Massimo che mi comunica di avere, inaspettatamente, una giornata libera l’indomani. Telefono anche a Gelu, finalmente tornato dalla Sardegna, e in due minuti organizziamo l’escursione. Sono l’unico dei tre a non aver ancora salito l’Enciastraia e questa può essere la giornata buona.

Ci troviamo a Borgo alle 7:15 di giovedì 27 agosto 2009. Raggiungiamo insieme Argentera e posiamo l’auto al primo tornante, dopo l’abitato, lungo la strada che sale al Colle della Maddalena, nei pressi delle Grange (1769 m).

Alle 8:25 muoviamo i primi passi nel fresco vallone del Puriac. La sera prima qui deve essere piovuto perché l’erba è ancora bagnata. Ora mi dispiace un po’ di non aver portate le ghette, anche se i miei compagni d’avventura mi prendono in giro per questa mia mania di portarle anche in estate.

Saliamo sulla sinistra idrografica del torrente Puriac e dopo alcune centinaia di metri ci troviamo a passare sotto una malga, dove al nostro arrivo un asino “da guardia” lancia alcuni potenti ragli. Più avanti guadiamo il rio e ci portiamo sul lato opposto seguendo il sentiero sempre ben marcato. Arriviamo così nel punto in cui il vallone si restringe. Salendo lungo i fianchi alla sua sinistra ci portiamo su verso l’alto della gola dove il sentiero, meno evidente, diventa scosceso e franoso. Superato questo punto si entra in una zona prativa, con tanto di mucche al pascolo, di una bellezza straordinaria con magnifica visuale verso Cima delle Lose (2813 m) e la Bassa del Colombart (2461 m) a sinistra, e l’Enciastraia, sempre più evidente, a destra.

In salita sui grandi prati che precedono il Colle del Puriac

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Giro ad anello (e Cima) di Rocca la Meja – 2831 m – Valle Maira

Lunedì 7 Settembre, 2009

Il percorso che abbiamo compiuto presenta un dislivello in salita di 1750 m e uno sviluppo totale di 23 km. E’ un po’ più breve se non si sale su Rocca la Meja e se non si fa deviazione verso il lago Nero: 1000 metri di ascesa e 18,4 km di sviluppo totale, per circa 5 ore di cammino escluse le pause.

Rocca la Meja (2831 m) è una splendida montagna situata in Valle Maira nell’altipiano della Gardetta. La conformazione delle sue rocce (calcari, dolomie), oltre a conferirle un aspetto slanciato ed elegante, la fa assomigliare in tutto e per tutto ad una montagna delle Dolomiti.

La via più logica per percorrere l’anello inizia poco oltre il Preit (grangia Selvest, 1666 m) e passa lungo il versante meridionale di Rocca la Meja andando a toccare quattro colli, nell’ordine: Margherina (2420 m), d’Ancoccia (2533 m), del Mulo (2527 m) e della Valletta (2536 m). Da quest’ultimo colle il percorso scende nell’omonimo vallone sotto le pendici del roccioso versante nord della Meja, al fondo del quale va a ritrovare la rotabile che conclude l’anello con il ritorno alla grangia Selvest (1666 m). Il percorso è ottimamente segnalato ed è chiamato “Tour di Rocca la Meja” o “Sentiero Gino Gertosio“.


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Nota: a causa di un problema di Google Maps non possiamo mostrare l’intero percorso, ma solo la prima parte dell’anello. Ci scusiamo per l’inconveniente.

Rocca la Meja fotografata dal colle d’Ancoccia (2533 m)

L’escursione descritta mi è stata suggerita dall’amico Osvaldo C. che l’ha provata ad inizio agosto rimanendone entusiasta. Affascinato dal suo racconto ne ho parlato con Massimo e il 14 agosto 2009 ci troviamo al punto di partenza, la grangia Selvest (1666 m). Per raggiungerla si deve andare a Canosio, proseguire per il Preit, e continuare per un ulteriore chilometro e mezzo, sempre su strada asfaltata, fino ad un ponticello.

La giornata si presenta ottima: il cielo è terso e la temperatura è fresca, proprio quello che ci vuole per una lunga escursione. Passato il ponticello che scavalca il rio prendiamo la stradina che, a destra, si inoltra nella pineta di larici e ci conduce alla panoramica grangia Cülausa (1932 m), dove troviamo un gregge di pecore al pascolo.

La comoda strada finisce lasciando il posto ad un buon sentiero che, proseguendo a monte della grangia, si inoltra, sempre tra larici e rododendri, verso le propaggini ovest di Rocca la Meja. Dopo una quindicina di minuti troviamo una deviazione che porta al lago Nero ma noi proseguiamo sul nostro sentiero che, poco dopo, transita davanti ad un grande masso sul quale è collocata la lapide che ricorda la tragedia del 30 gennaio 1937 in cui perirono, sotto una valanga, 23 alpini della Brigata Dronero.
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