Escursione con racchette da neve ai laghi della Paur e del Malinvern – 2357 m – Valle Stura

Giovedì 27 Novembre, 2008

Dislivello di 902 metri.

Difficoltà: non ci sono difficoltà oggettive per raggiungere la conca dei laghi. Il problema, in questo periodo, può dipendere da eventuali distacchi di slavine. Attenzione quindi alle condizioni, alla quantità della neve e alla temperatura. Tempo impiegato per la salita: 2 ore e quaranta minuti.

I laghi della Paur (detti anche laghi superiori del Malinvern) ed il lago Malinvern (lago sottano del Malinvern) si trovano nel vallone di Rio Freddo tra la Rocchetta della Paur, le Cime di Valrossa e la Testa del Malinvern. L’accesso stradale per raggiungerli parte da Vinadio, quindi deviazione verso Colle della Lombarda; superato Pratolungo, seguire una serie di stretti tornanti al termine dei quali si trova, a sinistra nei pressi di una vecchia dogana, il bivio per Rio Freddo. La strada ben asfaltata continua ancora per alcuni chilometri, supera una diga ENEL e raggiunge un parcheggio con fontana dove inizia la sterrata e dove si può lasciare la macchina.

Panorama verso ovest dai laghi della Paur (2357 m)

Cornici di neve modellate dal vento

Fino a dieci minuti prima di partire eravamo indecisi sulla meta da scegliere, poi d’un tratto mi è tornato in mente questo posto, che ho raggiunto diverse volte in estate, e che non potrà deludermi neanche oggi con la neve.

Sabato 22 novembre 2008 inizio con Valerio l’escursione alle 8:36 partendo dal parcheggio (quota 1455 m), sito al termine della lunga strada asfaltata del vallone. Fa molto freddo, la temperatura è ben al di sotto dello zero, tant’è che ci verrebbe voglia di rinominare Rio Freddo in Rio Gelido. Seguiamo la strada sterrata che, dal segnale di divieto, si snoda in leggera salita sulla sinistra idrografica del Rio e punta in direzione del Malinvern.

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Escursione con racchette da neve a Ferrere e al Vallone di Rio Forneris – 2200 m – Valle Stura

Giovedì 20 Novembre, 2008

Il Vallone di Rio Forneris si trova in Alta Valle Stura a sud della borgata di Ferrere (1888 m) ed è passaggio obbligato per chi vuole intraprendere da qui la salita verso il Colle del Ferro (2586 m), i laghi di Vens (Val de la Tinée) o il Colle di Stau (2500 m).

La meta per oggi, domenica 16 novembre 2008, non è ancora chiara. Con Valerio voglio andare nella direzione del Colle del Ferro più che altro per analizzare le condizioni del manto nevoso in alta valle Stura onde poter programmare eventuali future escursioni.

Poiché la strada per Ferrere è ormai chiusa al traffico automobilistico lasciamo l’auto a Bersezio (1624 m) e risaliamo gradatamente verso sud le pendici scoscese del Vallone dell’Andelplan. Questo tratto, ben esposto al sole, non ha praticamente neve, che invece incontriamo nei tornanti che si snodano nel lariceto incassato nel vallone. Superati i tornanti ci troviamo in bella posizione panoramica con il Monte Oronaye alle nostre spalle e, dopo alcune centinaia di metri, sulle cime che contornano il Vallone Forneris.

Panorama verso il Monte Oronaye (3100m, a sinistra)

Ferrere ai piedi del Monte Pe Brun (2797 m)

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Lu Viol di Tait – Valle Gesso

Giovedì 6 Novembre, 2008

Dislivello di circa 200 metri.

Difficoltà: il percorso non presenta alcuna difficoltà e può essere affrontato con normali scarpe da trekking; anche altitudine e dislivello sono abbastanza contenuti. Tempo di percorrenza: indicativamente 2 ore per l’intero anello.

Questo giro ad anello va a toccare in sequenza: Sant’Anna di Valdieri (1011 m), Tetti Bartola (1054 m), Tetti Bariau (1190 m) e nuovamente Sant’Anna di Valdieri. Il nome occitano “lu viol di tait” significa, letteralmente, “la via dei tetti” proprio perché attraversa le vecchie borgate Bartola e Bariau un tempo abitate ma ormai ridotte a ruderi. Per iniziare il percorso si può lasciare l’auto lungo la strada che attraversa Sant’Anna di Valdieri, o nell’ampio piazzale a valle del paese.

Panorama verso il fondo valle

Dopo il Sentiero dei Ciclamini continuiamo con la pubblicazione di “escursioni semplici“, descritte usando uno stile volutamente essenziale e conciso. Ci poniamo anche in questo caso l’ambizioso obiettivo di fornire al lettore tutte le informazioni necessarie per aiutarlo nella scelta e nello svolgimento dell’escursione, senza però annoiarlo con particolari che avrà il piacere di scoprire sul posto.

E’ doveroso premettere che “Lu Viol di Tait” è didatticamente interessante, perché permette a chi lo percorre di fare un viaggio nella storia delle nostre terre facendogli riscoprire come, anche solo fino a pochi decenni fa, si viveva grazie allo sfruttamento delle risorse della montagna. In questa descrizione, però, ci limiteremo all’aspetto escursionistico, lasciando al lettore il piacere di riscoprire il passato leggendo i numerosi pannelli informativi posti lungo il percorso. (Per chi non resistesse alla tentazione consigliamo la dettagliata descrizione riportata sull’ottimo sito Alpi Cuneesi.)

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Escursione alla Testa dell’Ubac – 2991 m – Valle Stura

Sabato 1 Novembre, 2008

Dislivello di 1291 metri.

L’escursione, fatta in condizioni normali, non è difficile. Eventuali complicazioni possono trovarsi, dopo aver superato il Rifugio della Lausa (2404 m), nel vallone pietroso superiore e nel superamento del canalone detritico che porta al Passo o Colle della Lausa. Il tratto di salita sulla punta non presenta difficoltà, ma è consigliata ad escursionisti esperti. E’ stata una piacevole camminata, non troppo faticosa, molto appagante per la vista che si gode dalla cima. Tempo impiegato per la salita: ore 2 e 45 minuti.

La Testa dell’Ubac , con la Rocca Brossé (2988 m) , il Tenibres (3031 m) e la Rocca Rossa (2995 m), va a chiudere a semicerchio, a sud-ovest, il Vallone Superiore del Piz. La via normale per la salita, quella che ho seguito, parte dal Rifugio Talarico (1712 m), (accesso stradale da Pontebernardo, direzione Murenz e poi Prati del Vallone).

Lunedì 13 ottobre avevo già provato ad affrontare questa escursione. Mano a mano che percorrevo la Valle Stura notavo che il cielo diventava sempre meno promettente. Sperando in un miglioramento, avevo ugualmente raggiunto in macchina il Rifugio Talarico e iniziato la salita. Quando oramai mi trovavo in vista del Rifugio della Lausa, incominciò a venire giù una pioggerellina insistente che mi costrinse a rinunciare.

Quattro giorni dopo, venerdì 17 ottobre 2008, eccomi di nuovo qui. Finalmente oggi la giornata sembra nettamente migliore. Posata l’auto nei pressi del Rifugio Talarico inizio l’ escursione alle 8:00 precise. Non c’è nessun altro nei paraggi. Muovo i primi passi verso il vallone centrale seguendo la strada che, dalla piana erbosa, sale verso il Colle di Stau (2500 m, percorso GTA). Dopo alcuni tornanti abbandono la carrareccia per prendere, a sinistra, il sentiero (segnalato) che va in direzione del Rifugio Lausa. Con piacevole percorso a zig-zag , non faticoso, in mezzo a larici con marcati colori autunnali, risalgo questa parte di vallone che porta in una prima conca pietrosa. A sinistra (ometto), lascio il sentiero che, scavalcato un rio, si inoltra nel canalone detritico verso il Passo di Vallone (2780 m). Più sopra, alla mia destra e sotto una parete di roccia, compare, abbarbicato su un ripiano, il Rifugio della Lausa (2404 m).

Verso il Rifugio della Lausa (2404 m, quasi mimetizzato verso il centro della foto)

Per raggiungerlo, il sentiero si inerpica e supera, sulla sinistra orografica del Vallone, alcuni pendii erbosi alternati. Lo raggiungo alle 9:10. (Il rifugio è privato; per le chiavi occorre rivolgersi all’albergo Barricate di Pontebernardo). Non è il classico bel rifugio alpino, ma una semplice ex casermetta, come se ne vedono molte sui nostri valichi, riattata.

Il sentiero continua (qualche tratto in frana) verso il centro della bastionata rocciosa e si porta a ridosso del vallone superiore. Poche decine di metri prima devo arrestare la mia marcia per qualche minuto poiché due stambecchi maschi sono in mezzo al sentiero e non hanno nessuna voglia di spostarsi. Alla fine mi devo cercare un percorso alternativo e, per non disturbarli, risalgo alla meglio un tratto abbastanza ripido.

Giunto sulla bastionata, il paesaggio cambia decisamente aspetto e diventa più severo. Ora sono i massi che la fanno da padrone. Qualche centinaio di metri più avanti, la mulattiera passa nelle vicinanze di una torretta di pietre (2514 m) eretta a ricordo dell’alpinista Cesarino Giusta, mentre con la coda dell’occhio intravedo, oltre, il canalone che dovrò affrontare e che conduce dritto al colle della Lausa. Poco più avanti lascio sulla mia destra un sentiero che sale al Colle di Vens (palina).

Passo e Cima sud di Vens

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