Escursione con racchette da neve al Gias di Valcavera – 2042 m – Valle Stura
Dislivello di circa 700 metri.
Mercoledì 27 febbraio 2008. Angelo (“Gelu”, per gli amici) mi telefona per propormi una gita in Valle Stura. Sono contento che mi abbia chiamato, perché è da lui che ho imparato a conoscere e ad amare i nostri monti.
Guardo il meteo su Internet. Le previsioni per l’indomani indicano “cielo coperto”. “Va beh”, penso, “andiamo lo stesso”. Ultimamene in pianura c’è sempre un tempo grigio e triste; chissà, forse in montagna saremo più fortunati.
Giovedì 28 febbraio 2008. Alle 7:30 precise (una cosa che apprezzo particolarmente di Gelu è che è sempre perfettamente puntuale) partiamo per la Valle Stura. La nostra prima idea è di salire ai Bagni di Vinadio e percorrere il vallone di Barbacana, ma strada facendo pensiamo che può essere altrettanto bello il Vallone dell’Arma; è più vicino e di questi tempi risparmiare benzina non guasta. Saliamo in auto fino a San Giacomo di Demonte e la lasciamo nei pressi della Centrale dell’Enel (1312 m) dove comunque la strada è ostruita da un grande cumulo di neve.
Il proverbio dice che la fortuna premia gli audaci, ed infatti, a dispetto delle previsioni, il tempo è decisamente bello.
Partiamo alle 8:26 seguendo una pista già battuta che sale in modo intelligente e graduale tra i boschi di faggio.Il percorso è ben innevato, ma per ora riusciamo a salire anche senza le ciastre (che qualcuno chiama ciaspole, termine della Val di Non che ormai è diventato parte del modo di dire comune).
Fin verso quota 1500 metri la neve rimane compatta, poi la valle si allarga e nel vallone alla nostra sinistra, più in ombra, c’è un accumulo di neve bella e farinosa. Le pendici battute dal sole che portano nella nostra direzione, invece, ne sono quasi completamente prive.

Noi continuiamo a seguire il tragitto stradale e, di tanto in tanto, ci fermiamo ad ammirare le vette della Rocca e Monte Salè che fanno bella mostra di sé sullo sfondo del Vallone Serour.
Verso i tre quarti della vallata, saliti alcuni tornanti della vecchia strada, incrociamo alla nostra destra la palina che indica i gias Viridio e Viribianc. In quella direzione, nei pressi di una piccola pineta, sorge da sempre un grande crocifisso in legno. Constatiamo però con disappunto che è tranciato alla base e che manca la statuetta lignea del Cristo. Qualcuno avrà avuto il coraggio di portarselo via?
Ci guardiamo in faccia rimanendo senza parole e poi continuiamo il nostro percorso verso il rifugio Carbonetto (1874 m) ormai nelle vicinanze. Ci concediamo poi una piccola sosta presso il gias Cavera (1894 m) poco distante.
Da questa quota in poi, di neve torna ad essercene davvero tanta. Continuiamo ancora a salire e ci addentriamo nella parte alta del vallone fino a raggiungere il gias Valcavera a quota 2042 m. Il colle di Valcavera, ben visibile, è ancora parecchio distante. Per oggi ne abbiamo abbastanza e così torniamo a pranzare nei pressi del crocifisso.
Dopo l’una e mezza il fondovalle incomincia ad oscurarsi e pare addirittura stia salendo la nebbia. Ci rimettiamo le ciastre (la neve ora è decisamente primaverile) e torniamo, con lungo percorso a ritroso, verso la macchina.







